
Tonino Bernacconi sul tema del fine vita
Belle o interessanti. Poi ci sono alcune conviviali che brillano per entrambi questi attributi, come quella dell’11 febbraio, che ha visto il Rotary club Jesi ospitare Tonino Bernacconi, dirigente dell’UOC, il primario insomma, della terapia intensiva del Carlo Urbani. Interessante per il tema, quello del fine vita, su cui troppo poco si sa. Solo poche settimane prima, lo aveva fatto capire Guido Silvestri in una analoga circostanza, quando aveva spiegato ai tanti soci accorsi ad ascoltarlo come, per esempio, nel solo ultimo mese di vita si concentri mediamente il grosso dell’intera spesa sanitaria destinata ad una persona. Bernacconi ha parlato del DAT, il cosiddetto testamento biologico, regolamentato dalla legge 219 del 2017, sul consenso libero ed informato ad ogni tipo di trattamento sanitario. Lo ha fatto peraltro riconducendolo e collegandolo a casi di dibattuta attualità, coi quali si è dovuto confrontare, come quello di Federico Carboni, primo suicidio legalmente assistito in Italia. Bella, tale è stata la serata per l’umanità con cui il medico ha raccontato e si è raccontato, la voce a tratti e più volte rotta dall’emozione al pensiero delle storie che hanno segnato la sua attività professionale, quelle delle persone – mai li ha chiamati pazienti – che transitano per il suo reparto. Coraggiosa infine la scelta del presidente del Rotary Club Jesi Paolo Bifani, che ha proposto ai soci una serata forte, ma al tempo stesso importante perché dedicata ad un tema di cui ancora troppo poco si sa e si parla, dando in questo modo fattiva espressione al più autentico spirito di servizio rotariano.





